Detourned life

Forme di vita di uno sfigato.

Ancora qualche macchia lieve sull’anima o su quello che ne rimane. Cambiare l’ambiente in continua permanenza, stabilire e stabilirsi in incavi più o meno artificiali, in uteri molli o in affitto non ha mai fatto per me. Dopo tutto sono un sottoprodotto, non un surrogato nè un supplente. È sulla supplenza che ho giocato? No, io ho tagliato il caos da un’altra parte. L’investimento e l’investitura mi chiudono l’orizzonte virtuale, lasciandomi la banalità del reale. Ma chi mi conosce dovrebbe sapere quanto prediligo vivere l’attualità, riservandomi fantasticherie virtualeggianti. La potenza, infetta da terminologie autoritaristiche, la lascio a chi il potere lo esercita. Mi tengo sul bordo esterno dell’essere sapendo che l’evento l’ho già colto al di là degli incontri più o meno casuali. Leggi il seguito di questo post »

membra

28th Febbraio 2008, 10:10 (Pseudopolitica, Immaginario, Dichiarazioni, Riflessioni)

DSCN0355.JPGIl mio corpo, sparso da qualche parte attorno a me: pezzi della mia mente vagano e sondano la rete, alla ricerca di motivi. Perché sono qui, perché spendo le mie giornate facendo finta (ma neanche tanto) di studiare, chiuso in un gabbiotto a dare informazioni alla gente gratis, mangiando in maniera sregolata. Mai come ora la mia confusione ha a che fare con tutta la mia vita, ed avrei bisogno di fermare il nastro, analizzare tutto, tornare indietro se necessario, riprendere la riproduzione. Leggi il seguito di questo post »

E di nuovo a scrivere, a buttare giù ettolitri di malinconia. D’altra parte l’ho sempre fatto, preda della malinconia, della tristezza, del fallimento, della confusione. La confusione… “confusion will be my epitaph”, si perdono le parole di canzoni che ormai si mischiano tra loro senza soluzione di continuità sugli orizzonti poco chiari che mi circondano.

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Ascoltando Tim Buckley mentre fuori piove a dirotto sulle ceneri di questa città, dopo un week-end da paranoia. Le vite che si spezzano con la stessa facilità di amori adolescenziali e della fiducia degli uomini. È piuttosto evidente che il paradigma tradizionale della fiducia non funzioni più, da queste parti come altrove abbiamo fatto a tempo a vederlo ed a prender l’armi contro questi mali ed opporvici. Senza distruggere, però: essere innocui insomma che sennò è volgare.

Gli appelli gridati alla manifestazione di mercoledì scorso da sindaci e rappresentanti di quelle stesse istituzioni che ci hanno fregato ed appestato erano eloquenti: non-violenza, solo il voto ci salverà. Il voto per il centro-destra. A che vale votare? Scegliere tra la connivenza e la coincidenza con la camorra?  A niente, quanto non vale spostare la discarica un metro più a sinistra o a destra. Quanto non vale a molto impedire al papa di parlare a La Sapienza se tanto possono parlare i suoi cani da guardia (dai fascisti ai sedicenti comunisti) al posto suo. Tanto per ricordare che il pensiero unico, l’ideologia dominante totalitaria del capital-parlamentarismo trionfante, sta cancellando a ritmo forsennato dissenso, buon senso, resistenza. Come Wikipedia che censura una dichiarazione di Amnesty International (che non mi risulta essere un collettivo di black-block). Semplicemente, il dissenso sparisce, la durata delle cose si restringe, si scivola impietosi in un dominio dell’aleatorio e del precario.

Quante cose si succedono mentre una ragazza di ventitrè anni muore su un’autostrada, lontana da casa solo per andare a fare un giro lontano da tutta questa merda. E tu la conosci, sei a pochi chilometri da lei, ma lo sai solo dopo tre giorni. E nel frattempo ti senti appeso ad un filo e piangi come un ragazzino. Ed i compagni, a pochi chilometri, vincono la loro piccola battaglia contro un nemico enorme ed impalpabile. E gli amici che hai lasciato a casa, fronteggiano l’ipocrisia delle istituzioni ed il dominio incontrastato ed incontrastabile della camorra.

Eventi che, messi insieme,  forse non danno niente di quello che il mondo è in questo momento. Al più ne verrebbe fuori una mediocre sceneggiatura per Alejandro González Iñárritu, eppure le sensazioni si miscelano in modo strano restituendoti l’inquietudine di un tempo che non dura solo pochi attimi. L’inquietudine di essere vivi ad intermittenza, perduti sempre.

E - ma questo io - ribelle, per forza.

Sono materialmente venuto al mondo in questi luoghi, a tre passi dai posti che ormai chiamo casa e che mi fanno sentire paradossalmente al sicuro quando cammino a notte fonda tornando al mio letto. Io, un cittadino atipico in una città che del tipico ha voluto fare la bandiera, ma non ne ha mai avuto niente: esportando l’esportabile di una Napoli da cartolina sempre più sbiadita di vicoli e vicoletti, di pizza e mandolino. Ma chi ha mai vissuto in questa città si rende presto conto che Napoli è una diramazione continua, che non esiste una sola città, ma centinaia di isole, di contorni spezzati e tagliati, un’insieme confuso e policentrico. Tanti centri per non averne nessuno: è la vecchia storia divide et impera. La domanda che ti fai a volte, passando per queste strade è chi comandi davvero, chi ha sempre comandato: come se le cose che sono accadute, la stessa stratigrafia di ogni quartiere, di ogni singolo edificio vecchio e nuovo fosse stata architettata scientemente per produrre i risultati attuali. Altro che città delle contraddizioni, quello che alle volte ti si palesa davanti è un progetto politico coerente e maniacale, come solo un situazionista avrebbe potuto pensarlo: creare il disordine senza amarlo. Ma l’amore per le proprie creature, si sa, è quasi del tutto inevitabile. Quasi del tutto, perché se passi una notte in giro per questi posti, ti rendi conto che di amore, i costruttori e la borghesia edile, ne hanno distribuito poco da queste parti. Ciò che hanno saputo amare di un amore profondo e viscerale, però, è il disordine.

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30th Novembre 2007, 1:01 (Senza categoria)

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28th Novembre 2007, 1:01 (Senza categoria)

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27th Novembre 2007, 1:01 (Senza categoria)

Il mio blog riapre i battenti (forse) con questo abbozzo di iniziativa: per ora non sono riuscito a fare di meglio anche per questioni di tempo. La settimana prossima spero di avere condizioni migliori per sviluppare l’idea. Ditemi cosa ne pensate, in ogni caso.

In questo numero ho recensito:

  •  ARCTIC - Some one turning dall’album Music for rain
  • Jeremie Beul - Quelques Secondes dall’album Amourir
 
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22nd Ottobre 2007, 1:01 (Senza categoria)